Cablaggio in rame a regola d’arte

Cablaggio in rame a regola d’arte

Come sfruttare le nuove tecnologie ed i più recenti standard per realizzare infrastrutture cablate in rame adatte per fronteggiare le sfide di oggi e di domani, senza spendere una fortuna.

Di Mario Vellano, RCDD

Introduzione

Le infrastrutture fisiche di trasporto dell’informazione rappresentano un elemento essenziale che determina il livello di funzionalità e di servizi offerti dai sistemi di rete ed anche, con una relazione sempre più diretta, il livello di efficienza di un’organizzazione. Questo vale indipendentemente dalla dimensione e dal settore di attività: aziende industriali, banche, assicurazioni, società di servizi, stazioni ferroviarie, aeroporti, negozi e centri commerciali, ministeri, enti locali, insediamenti militari, scuole, università, ospedali , …

Queste infrastrutture avranno un’estensione ed una complessità variabili in funzione dell’ambiente operativo e della destinazione d’uso ma condivideranno sempre alcune caratteristiche fondamentali, una serie di requisiti che sono indispensabili per qualsiasi tipo di utilizzatore:

  1. prestazioni
  2. affidabilità
  3. sicurezza
  4. flessibilità
  5. economia

Le tecnologie oggi disponibili nel mondo del cablaggio sono ampiamente sufficienti per permettere la realizzazione di impianti al tempo stesso versatili e altamente performanti, sicuri ma semplici da gestire. Il bello è che si può ottenere il massimo in termini di qualità dell’infrastruttura coniugando la funzionalità con l’economia sia in termini di investimento iniziale che di costi di gestione. Non solo, ma i vantaggi che possiamo ottenere vanno a beneficio sia del cliente finale che commissiona l’impianto sia della società di installazione che lo realizza. Sembra una chimera? Procediamo con ordine e vediamo quali sono le scelte che dobbiamo fare per essere in grado di raggiungere un obiettivo così ambizioso.

Il discorso si articola nelle diverse fasi del procedimento che conduce alla realizzazione finale di un’infrastruttura e ciascun passo è importante per il suo contributo al risultato complessivo:

  1. Pianificazione, Progettazione
  2. Installazione
  3. Verifica di qualità, Certificazione
  4. Amministrazione

Il denominatore comune di queste attività sarà una solida conoscenza delle tecnologie, dei prodotti e delle soluzioni, dei metodi e degli standard industriali che rappresentano gli ingredienti principali delle competenze di chi vuole operare in questo settore.

L’ampiezza dell’argomento suggerisce di concentrare questa prima discussione in modo particolare sugli aspetti legati alla tecnologia degli impianti in rame, e comunque sulla distribuzione orizzontale, demandando ad un successivo articolo la trattazione delle problematiche e delle migliori soluzioni per le parti di cablaggio in fibra ottica o più caratteristiche dei sottosistemi di dorsale.

Incominciamo però con alcune considerazioni che valgono in tutti i casi.

Una questione di atteggiamento

Il modo di rapportarsi con l’infrastruttura di cablaggio è diverso a seconda delle situazioni e degli interlocutori: se da un lato le aziende produttrici di cabling tendono a proporre con particolare enfasi le proprie soluzioni di fascia più alta, che meglio rappresentano il loro know-how e la loro capacità di realizzare componenti altamente qualitativi, dall’altro molto spesso il mercato, a partire talvolta proprio da chi progetta e installa, si appiattisce sulle posizioni scarsamente lungimiranti (e, già nel breve termine poco efficaci anche economicamente) di chi pone al primo posto fra i parametri che definiscono un progetto la riduzione al minimo possibile dei costi iniziali.

Come quasi sempre accade, la soluzione migliore si trova in realtà in un punto intermedio fra questi due estremi, un livello di compromesso che sarà importante definire usando la massima razionalità e completezza di informazioni; potremo così constatare come sia vero che talvolta convenga investire un po’ di più sulla qualità dei componenti e della professionalità per godere poi di ampi benefici in un secondo tempo, ma soprattutto come in molti casi sia addirittura possibile ottenere risultati migliori attraverso accorgimenti che consentono al tempo stesso un risparmio economico anche sull’investimento iniziale.

Obiettivi

Lo scopo che ci prefiggiamo, dunque, è quello di definire una metodologia che premetta di conseguire, rispetto alla prassi più diffusa, due risultati positivi:

  1. un’infrastruttura di cablaggio fortemente ottimizzata, performante, flessibile e con una lunga aspettativa di vita
  2. ottenere dei vantaggi in termini di tempo, risorse e denaro investito sia da parte del cliente che da parte dell’installatore

Si tratta a tutti gli effetti di una strategia win-win che, se condotta in modo corretto e competente, produce un vantaggio per tutti gli attori in gioco.

Pianificazione e progettazione

Come abbiamo appena accennato il percorso che ci permette di raggiungere il nostro obiettivo, parte dalla fase di pianificazione. Con questo termine si intendono essenzialmente tre cose:

  1. la definizione degli obiettivi del cliente, utilizzatore o committente
  2. la valutazione delle risorse disponibili e dei vincoli esistenti
  3. la definizione di un modello che costituisca in linea di massima la risposta alle esigenze del cliente

In questa fase il progettista raccoglie di fatto tutta una serie di dati di input essenziali: uno o più incontri con la controparte sono necessari per ottenere le specifiche tecniche, l’eventuale capitolato, le planimetrie, altre richieste particolari aggiuntive e in definitiva per raggiungere e formalizzare (sempre meglio scrivere le cose importanti!) la condivisione di tali requisiti. Non di rado in questa occasione si possono integrare le richieste del committente dopo aver fatto venire alla luce esigenze delle quali l’organizzazione non era pienamente consapevole, attraverso indagini su aspetti come le loro modalità operative, le aspettative di crescita, gli scenari attesi nel breve e medio termine, o portando all’attenzione temi come la sicurezza, l’automazione, lo stato attuale della tecnologia delle reti e le sue prospettive.

Successivamente un’analisi della documentazione planimetrica ed un accurato sopralluogo in campo, consentono di completare la raccolta di informazioni iniziali, evidenziando eventuali vincoli o costrizioni strutturali modificabili, aggirabili o semplicemente da assecondarsi nella successiva fase di progettazione.

A questo punto entrano in gioco le competenze dello staff del progettista che, integrando le informazioni così ottenute con le normative tecniche e le norme di legge vigenti e coniugandole con le proprie conoscenze del mercato in fatto di soluzioni tecnologiche disponibili, è in grado di formulare una prima ipotesi di massima del progetto, che dovrà essere discussa con la controparte ed approvata prima di procedere con il progetto esecutivo dettagliato.

Contrariamente a quanto viene spesso percepito, questa fase progettuale è non soltanto indispensabile, ma è assolutamente determinante per il raggiungimento dei nostri obiettivi, perciò la prima raccomandazione che mi sento di fare è di non trascurarla considerandola un’onerosa complicazione ma al contrario di sfruttarne appieno il potenziale. Un progetto ben concepito pone le premesse, attraverso degli indirizzi e delle scelte ben precise, per la migliore realizzazione possibile dell’impianto, con il minimo numero di complicazioni, di imprevisti, di ritardi, di costi aggiuntivi.

Infatti, entrando negli aspetti concreti, è proprio qui che si definiscono gli elementi e le caratteristiche del sistema:

  1. l’architettura e la topologia – i livelli gerarchici dell’infrastruttura (distribuzione ed eventuali dorsali), i percorsi delle canalizzazioni, la posizione dei vani tecnici, la lunghezza dei collegamenti e molti altri aspetti
  2. la tecnologia di cablaggio – per ciascun livello l’adozione di rame o fibra, del relativo livello di prestazioni e la tipologia di prodotto (fibra ottica mono/multi-modale, componenti in rame schermati o non schermati, tipo di connettori, ecc. ), eventuali soluzioni pre-cablate, …
  3. l’allestimento dei vani tecnici, la scelta dei supporti (rack, canalizzazioni, gestione cavi, accessori, elementi del sistema equipotenziale e di messa a terra, … )

Alcuni fra queste opzioni, offrono spazio per soluzioni che, pur andando contro corrente rispetto alle abitudini invalse nel nostro Paese, trovano ampio riscontro in giro per il mondo e soprattutto un vasto campo di applicazione, tanto che quasi sempre ne possiamo adottare per lo meno una buona parte.

Strategie di progetto

Innanzitutto è importante riuscire a valutare, sulla base dei requisiti di progetto, qual è l’effettivo livello di prestazioni richiesto al sistema di infrastruttura, facendo molta attenzione a considerare tutti gli elementi che possono influire su questa scelta lungo l’orizzonte di tempo più ampio possibile. Le prestazioni qui si riferiscono non soltanto alla velocità richiesta dalle applicazioni che verranno supportate dalla rete, ma anche, in ugual misura alla riconfigurabilità delle risorse, alla capacità di rispondere alla crescita ed alla ridistribuzione degli utilizzatori, alla scalabilità dei flussi dati, al supporto di applicazioni per la sicurezza, la climatizzazione e l’automazione dell’edificio (BAS – Building Automation Systems) al supporto di segnali video di elevata qualità sia per applicazioni collegate all’attività dell’organizzazione che per sistemi di videosorveglianza.

Figura 1 – Componenti di cablaggio di ultima generazione

A queste esigenze, oggi, si risponde con due ordini di scelte:

  1. la scelta di un sistema di cablaggio in grado di garantire prestazioni adeguate per lungo tempo: la Categoria 6 /Classe E può essere considerato il minimo livello di performance da prendere in considerazione, su questo non si discute. In molte situazioni però bisogna seriamente valutare se sia bene optare per una soluzione di cablaggio rame di livello superiore: in Cat.6A o addirittura in Cat.7/7A (Classe EA, Classe F e Classe FArispettivamente). Spesso la differenza di investimento iniziale, che fra l’altro riguarda principalmente il costo dei materiali (solo marginalmente o per nulla tempi e costi della manodopera di installazione) sarà ampiamente compensata da un notevole prolungamento della vita operativa dell’infrastruttura e, fin da subito, da una più ampia gamma di applicazioni e di funzionalità supportate. In particolare nelle situazioni, come la distribuzione orizzontale nei data center o le dorsali in rame all’interno degli edifici, in cui è ipotizzabile a medio o lungo termine il rischio che la tecnologia 10GBase-T possa non essere più sufficiente, diventa particolarmente interessante la scelta di una soluzione schermata di elevata qualità, in grado di ospitare anche la successiva generazione di applicazioni.
  2. la piena adozione dei criteri che da sempre costituiscono i pilastri fondamentali del concetto di cablaggio strutturato: in particolare una visione complessiva dell’infrastruttura cablata non come un sistema dedicato soltanto alle tradizionali applicazioni fonia e trasmissione dati, come si diceva 20 anni fa, ma come una piattaforma universale per il trasporto di informazioni digitali (e non soltanto digitali) da predisporre per il supporto del più ampio numero di applicazioni e sistemi, fra loro eterogenei, ma integrabili. L’infrastruttura ITS (Information Transport System) vista come infrastruttura fisica unificata (UPI – Unified Physical Infrastructure) è l’unico modo corretto, da alcuni anni a questa parte, di interpretare i sistemi cablati da parte di chi li realizza o li utilizza. E’ questo anche l’approccio seguito e raccomandato dagli standard che definiscono un quadro di norme tecniche coerenti, finalizzate anche a questo scopo. Bisogna prevedere allora non soltanto una distribuzione di canali cablati sufficientemente capillare ed uniforme per coprire i fabbisogni di tutte le aree di lavoro, ma anche un adeguato numero di predisposizioni per l’allacciamento di dispositivi ed apparati dei sistemi di Building Automation e, oggi ormai è indispensabile, per collegare un sufficiente numero di Wireless Access Point. I vantaggi che ne scaturiscono sono evidenti e partono semplicemente dalla messa in pratica di queste raccomandazioni: una volta predisposta l’infrastruttura di cablaggio in un edificio, per molti anni e attraverso molteplici generazioni di apparati di rete, di server e workstation, di software e di servizi, l’unica attività di manutenzione richiesta sarà quella di riconfigurazione degli accessi ai servizi stessi attraverso lo spostamento di patch-cord nei permutatori (MAC – Moves, Adds and Changes).

Figura 2 – Esempio schematico di sotto-sistema di distribuzione orizzontale predisposto per il supporto WLAN

Elementi dell’infrastruttura

Vediamo ora più in dettaglio alcuni elementi dell’infrastruttura che si prestano particolarmente bene all’ottimizzazione. Tralasciando le regole dettagliate ‘da manuale’ sulla progettazione, che abbiamo trattato altrove (“Il Progetto del Cablaggio di Rete” – G. Scalzo, M. Vellano – Edizioni SOIEL), vediamo quali sono quegli accorgimenti ‘esoterici’ che abbiamo preannunciato e che ci consentono di risparmiare ottenendo una migliore qualità complessiva dell’impianto. In realtà nulla di davvero strano, se non il fatto che raramente li vedo utilizzare da progettisti e installatori né tantomeno proporre da parte dei costruttori o richiedere da parte degli utilizzatori.

Distribuzione orizzontale

Il livello gerarchico più basso nell’infrastruttura, che è il sotto-sistema di cablaggio orizzontale, è anche l’unico ad essere sempre presente negli impianti, anche in quelli più semplici che sono privi di collegamenti dorsali. E soprattutto è la porzione di impianto che quantitativamente incide di più in termini di volume e peso dei cavi (e, quasi sempre, anche in termini di costi).

Mentre non è proprio il caso di rischiare l’inadeguatezza dell’infrastruttura, fin da nuova, a causa di risicati margini di performance dei cavi o addirittura per motivi di scarsità di punti rete, si riscontra purtroppo una frequente tendenza non solo a limitare a due il numero dei cavi/connettori per ogni postazione di lavoro (WA – Work Area) ma perfino a predisporre collegamenti in numero appena sufficiente a soddisfare il fabbisogno iniziale. È chiaro che in questo modo la flessibilità del sistema di distribuzione è ridottissima e viene meno alla prima occasione in cui occorra attivare nuovi servizi o rendere operativi nuovi utilizzatori. Dovrebbe essere altrettanto elementare rendersi conto che il rimedio inevitabile in questi casi è quello di richiedere un’aggiunta di postazioni, ovvero l’installazione di nuovi collegamenti cablati sull’orizzontale.

Anche nel caso, non sempre garantito, che il dimensionamento del vano tecnico, dei permutatori e del sistema di passaggi e canalizzazioni consenta l’allocazione dei nuovi collegamenti, il costo per punto delle aggiunte è tipicamente da 3 a 5 volte superiore al relativo costo iniziale, la qualità dell’impianto non sempre risulta perfettamente uniforme e gli interventi integrativi possono rappresentare un disturbo alla normale operatività della rete e dei suoi utenti.

Una cospicua parte dell’infrastruttura di cablaggio orizzontale è costituita dal sistema di passaggi, di supporto e di contenimento dei fasci di cavi, in sostanza dal sistema di canalizzazioni. È bene ricordarci, a questo proposito che, se tali canalizzazioni vengono progettate attentamente, ottimizzando i percorsi di distribuzione dei cavi, rispettando le raccomandazioni degli standard riguardo al fattore di riempimento massimo ammesso ed evitando colli di bottiglia e raggi di curvatura impropri per poi essere realizzate con materiali di qualità e installate con cura, possiamo ragionevolmente attenderci una durata paragonabile con quella dell’edificio stesso.

Fra le numerose tecniche utilizzate per il trasporto dei cavi verso le aree di lavoro, certamente le più diffuse sono:

  1. il passaggio nelle contro-soffittature, mediante l’impiego di vassoi, passerelle, canaline o tubazioni
  2. il passaggio sotto la pavimentazione flottante

Ebbene, sono proprio queste due aree nelle quali possiamo conseguire dei consistenti risparmi senza penalizzare in alcun modo il risultato finale.

J-Hooks

Quando optiamo per distribuire il cablaggio sfruttando l’intercapedine del contro-soffitto, non siamo affatto obbligati a seguire la consuetudine di adottare un sistema di canalizzazione di tipo continuo. Da anni esistono sul mercato, per la verità poco distribuiti in Italia, delle soluzioni di supporti a gancio (J-Hooks) che costituiscono un eccellente sostituto delle tradizionali canalizzazioni a vassoio in lamiera o in filo d’acciaio (wire mesh) e introducono una serie di vantaggi considerevoli:

  • consistente risparmio economico sia sul materiale che sulla manodopera rispetto a qualsiasi soluzione alternativa; praticamente al solo costo dei supporti, si realizza un sistema completo di canalizzazione altamente flessibile
  • massima accessibilità e manutenibilità dei fasci di cavi
  • fattore di riempimento non critico
  • versatilità rispetto all’ambiente di impiego ed al percorso
  • ampia gamma di dimensioni e capacità di carico, da pochi cavi a fasci di molte decine, per supporti multipli
  • soluzione rigorosamente conforme agli standard sul cablaggio (ANSI/TIA/EIA-569-B e ISO/IEC 18010)
  • elevata protezione dei cavi rispetto a strozzature e raggi di curvatura impropri: il sistema dei supporti a gancio di fatto non impone alcun raggio di curvatura specifico
  • minori rischi di danneggiamento dei cavi in fase di posa

In sostanza questo tipo di soluzione trova applicazione in quasi tutti gli ambienti, ma in special modo quando i cavi vengono fatti passare sopra il contro-soffitto. Occorre seguire attentamente le raccomandazioni degli standard sulla disposizione di questi supporti: TIA-569 specifica che, indipendentemente dal formato, debbano essere installati con un passo di 1,20 – 1,50 m (esattamente lo stesso interasse richiesto per i supporti delle canalizzazioni!). Così facendo non si rischiano in nessun modo sollecitazioni eccessive sui cavi dovute alla concentrazione del loro peso nei punti di sostegno. La sagomatura ben studiata dei migliori prodotti di questo tipo aumenta le garanzie di qualità in questo senso.

Figura 3- Supporti cavi a gancio (J-Hooks)

Adottando i J-Hooks al posto di supporti cavi di tipo tradizionale si può risparmiare, sul sistema installato, fino al 70% dei costi di materiale e manodopera. A titolo indicativo e di raffronto, in media il costo installato delle canalizzazioni orizzontali equivale approssimativamente al costo installato del cablaggio che dovranno contenere.

Fasci cavi sotto pavimento

Nei casi in cui è presente una pavimentazione flottante nelle aree da servire, il cablaggio viene fatto passare sotto il pavimento. Anche qui, con alcune precauzioni, peraltro molto blande, è possibile ottenere vantaggi molto interessanti adottando una soluzione corretta ed efficace, ma controcorrente.

Come gli standard, e le regole allo stato dell’arte per la realizzazione del cablaggio affermano, a condizione che la soletta abbia un adeguato livello di finitura (in sostanza, basta che non sia abrasiva) e sia stata ripulita da eventuali detriti (cosa da farsi comunque), si possono adagiare i fasci di cavi sotto il pavimento flottante direttamente a contatto con il suolo. Non è necessario dunque predisporre passerelle o vassoi fissati alla soletta o ancorati (sospesi) ai supporti della pavimentazione: si può quindi risparmiare totalmente il costo di materiale e di manodopera per questo tipo di supporti. È sufficiente, per realizzare una distribuzione dei cavi a regola d’arte, mantenere ordinati ed eventualmente opportunamente separati, i fasci di cavi che condividono lo spazio sotto pavimento e dal punto di vista funzionale non solo non avremo alcuno svantaggio, ma godremo di una serie di benefici:

  • otterremo il minimo ingombro possibile del cablaggio installato nel plenum della pavimentazione; è un aspetto particolarmente importante nei data center, dove occorre garantire la minore resistenza possibile al flusso d’aria di raffreddamento verso gli armadi
  • avremo la certezza di non imporre raggi di curvatura impropri ai cavi
  • non avremo virtualmente alcun problema rispetto al fattore di riempimento delle canalizzazioni
  • eviteremo di installare e gestire una struttura aggiuntiva che avrebbe potuto interferire con i supporti della pavimentazione

Adottando questa soluzioni, dunque, realizzeremo un risparmio che può arrivare al 100% sul sistema di canalizzazione orizzontale, per un’incidenza fino al 30-40% de valore del cablaggio installato.

Figura 4 – Fasci di cavi sotto pavimento flottante: in vassoi sopraelevati (SX) e direttamente appoggiati al suolo (DX)

Gestione dei fasci di cavi

Vorrei soffermarmi su un altro aspetto che contribuisce in modo coerente con i nostri obiettivi ad elevare il livello di ottimizzazione dell’infrastruttura cablata, in questo caso più sotto il profilo della qualità delle prestazioni che per la riduzione del costo iniziale, che pure non sarà del tutto trascurabile. Mi riferisco alla gestione dei fasci di cavi lungo l’intero percorso che li conduce dal permutatore di centro-stella, alloggiato normalmente nel vano tecnico di piano, fino agli eventuali Consolidation Point e poi alle prese telematiche delle aree di lavoro (oppure agli armadi di server, nei data center).

Anche qui andando contro corrente rispetto alle consuetudini più diffuse ma, vi assicuro, nel rigoroso rispetto delle normative e soprattutto in virtù di una serie di semplici considerazioni tecniche, voglio sfatare il mito dei fasci di cavi fascettati a regola d’arte, da sempre ritenuti uno degli emblemi della perfetta realizzazione del cablaggio. Siamo in realtà in uno dei pochi casi in cui alla qualità estetica, al perfetto ordine formale, non corrisponde il massimo della funzionalità. O meglio, non completamente.

La migliore soluzione per garantire il mantenimento del massimo livello di prestazioni dei cavi che installiamo, è quella di non fascettarli affatto lungo l’intero percorso, limitandoci a farlo soltanto dove davvero serve: nei primi 2 – 3 metri dalla loro terminazione nel permutatore, vale a dire esclusivamente nel breve tratto della salita (o discesa) dal telaio rack. Qui infatti il fissaggio (l’ideale è ogni circa 30 cm e non eccessivamente attillato, si raccomanda di usare soltanto fascette riapribili in Velcro®) è indispensabile sia per mantenere organizzato il cablaggio nell’armadio e sia per proteggere i cavi da:

  • curve troppo strette
  • schiacciamento o distorsione dovuta al peso degli stessi cavi (funzione di strain relief)

Le fascette sono inoltre utili in corrispondenza dei permutatori per mantenere i gruppi di cavi ben organizzati rispetto ai rispettivi pannelli di terminazione (tipicamente a gruppi di 24) e risultare così ‘leggibili’ a colpo d’occhio, per qualsiasi necessità di controllo o manutenzione.

Figura 5 – La gestione dei fasci di cavi dev’essere attentamente curata e gestita con fascette all’interno dei telai rack

Lungo il resto del loro percorso orizzontale, al contrario, i cavi non necessitano di essere fissati in alcun modo, anzi, soprattutto nel caso dei cavi in Categoria 6A UTP forniranno prestazioni tanto migliori (in termini di Alien CrossTalk) quanto meno serrato e uniforme sarà il fascio: i campi elettromagnetici infatti decrescono con il quadrato della distanza, quindi i disturbi (EMI – Electro Magnetic Interference) indotti dalle coppie di ciascun cavo su quelle dei cavi adiacenti nel fascio si possono ridurre per esempio di ben 4 volte (pari a -6 dB) semplicemente passando da una distanza di 1 mm ad una di 2 mm !

Un ulteriore buon motivo per seguire questo suggerimento si trova nel fatto che, qualora si utilizzi la tele alimentazione dei dispositivi attraverso i cavi di rete con la tecnologia PoE e soprattutto PoE Plus (rispettivamente secondo i protocolli IEEE 802.3af e 802.3at) è senz’altro auspicabile avere dei fasci di cavi il più possibile laschi per favorire la dissipazione dell’eventuale calore in eccesso generato per effetto Joule all’interno dei cavi dalla corrente di alimentazione.

Per quanto riguarda le bretelle nei permutatori, invece tornano a valere le considerazioni fatte sopra: è necessario che siano ben organizzate in gruppi secondo percorsi ben ordinati.

Dorsali di edificio

Chiudiamo la prima parte di questa breve analisi toccando un tema che, ancora una volta, ci porta a sfatare un luogo comune molto consolidato, e in qualche modo anche alimentato da più parti per motivi, peraltro del tutto legittimi, di convenienza. E parliamo dunque dell’impiego del cablaggio in rame per realizzare collegamenti di dorsale all’interno degli edifici, le cosiddette ‘montanti’ o dorsali verticali (ma possono pure essere disposti orizzontalmente, se l’edificio ha uno sviluppo in lunghezza piuttosto che in altezza).

Benché a guardarci intorno sembra che l’unica maniera possibile di realizzare le dorsali sia ricorrere al cablaggio in fibra ottica, in realtà ciò non è affatto necessario e chiunque conosca un po’ le normative tecniche di settore sa che ISO, TIA e CENELEC concordano nell’omologare per questo scopo anche i componenti in rame. Tutt’al più la limitazione riguarda le distanze massime che, sulle dorsali di primo livello all’interno degli edifici, sono di 100 m per i canali in rame, mentre possono raggiungere i 300 m se i collegamenti vengono realizzati in fibra ottica.

Ora se gli standard ce lo consentono, un motivo ci sarà: quando può essere conveniente progettare dorsali in rame? In parecchie situazioni. E non è affatto vero che il risultato non possa essere altrettanto performante e di lunga prospettiva temporale di quello che potremmo ottenere con collegamenti ottici.

Forse la cosa si può spiegare bene con un esempio: immaginiamo di dover progettare l’infrastruttura di cablaggio per un edificio di quattro piani (incluso il pian terreno), diciamo di lunghezza 50 m e larghezza 20 m. Avremo dunque una superficie lorda da servire di 1000 m2 per piano, 4000 m2 in totale, ad occhio e croce adatta per ospitare, diciamo, 300 postazioni di lavoro (WA). Ebbene, potremmo progettare la dorsale che collega i vani tecnici (TR – Telecommunications Room) dei piani 1, 2 e 3 al vano principale del pian terreno (ER – Equipment Room) come un piccolo fascio di 4 cavi in rame di Cat.6Averso ciascun piano, per un totale di 12 cavi che si diramerebbero dal permutatore principale verso la montante. Molto probabilmente il tragitto più lungo (per raggiungere il terzo piano) non supererebbe la ventina di metri di lunghezza, per cui possiamo stimare un quantitativo di 200-250 metri di cavo. In pratica con una scatola di cavo 4cp Cat.6A , 24 connettori ovvero 4 patch panel, sempre in Cat.6A, oltre a qualche bretella di pariprestazioni, avremmo soddisfatto il fabbisogno per realizzare una dorsale ad elevatissime prestazioni, ridondante ed estremamente flessibile. Con quattro cavi per piano, avremmo la libertà di utilizzare più canali per il supporto di applicazioni diverse, oppure aggregandoli (usando protocolli di link aggregation) potremmo moltiplicare la capacità di comunicazione di ciascuna tratta dorsale di un fattore 2x, 3x o 4x. Oppure ancora potremmo utilizzare uno o più dei canali come collegamento ridondante che, opportunamente gestito a livello di switch/router, offrirebbe funzionalità di Fault Tolerance. Naturalmente con la possibilità di combinare due o più di queste caratteristiche in modo simultaneo.

Se pensiamo che, seguendo la nostra ipotesi, avremmo in infrastruttura capace non solo offrire supporto alle applicazioni Gigabit Ethernet molto probabilmente utilizzate sulle dorsali in una prima fase ma, eventualmente passando attraverso una seconda fase che potrebbe vedere impiagati canali a 2, 3 o magari a 4 Gigabit/s verso uno o più piani, sarebbe in grado, il giorno magari lontano in cui diventasse necessario, di supportare tranquillamente applicazioni 10GBase-T; anche queste poi ridondabili ed aggregabili.

Figura 6 – Cablaggio dorsale di un piccolo edificio

Questo breve ma realistico esempio vuole tentare di dimostrare in modo molto semplice come sia possibile in pieno accordo con gli standard sul cablaggio, realizzare dorsali di edificio senza dover per forza impiegare la fibra ottica e senza per questo rinunciare a tutti i principali vantaggio di una buona infrastruttura di cablaggio:

  • prestazioni (1000Base-T, 10GBase-T)
  • flessibilità / versatilità (supporto di elevato traffico, riconfigurabilità, supporto di applicazioni video HD, supporto WLAN 802.11n, … )
  • scalabilità (grazie alla predisposizione di canali multipli per piano)
  • robustezza / ridondanza (fault tolerance)

ma anche semplicità strutturale ed economia. Il vantaggio economico, ancora una volta dovrebbe essere evidente, non tanto perché abbiamo visto come siano sufficienti pochissimi componenti (e lo stesso tipo di tecnologia, vantaggio per chi installa e per chi fa manutenzione, rispetto alle distribuzioni orizzontali) per realizzarla, ma soprattutto nel costo degli apparati attivi. Gli switch Gigabit Ethernet con porte solo in rame hanno un prezzo decisamente più basso di quelli con porte di uplink in fibra ottica; per gli apparati 10 Gigabit poi la differenza può anche superare il 100% (porte ottiche costano anche più del doppio).

Quindi, in tutti i casi in cui non dobbiamo superare grandi distanze (in ogni caso non più di 90 m, al netto delle bretelle nei permutatori) e non abbiamo problemi di forti disturbi elettromagnetici, possiamo considerare seriamente tutti i benefici di una soluzione all copper, interamente realizzata in rame.

Conclusioni

Attraverso una serie di considerazioni piuttosto specifiche ed orientate all’immediato impiego pratico, ho voluto richiamare l’attenzione sul fatto che è ampiamente possibile, facendo un buon uso delle tecnologie già disponibili sul mercato, sfruttando a nostro vantaggio tutte le opzioni che gli standard sul cablaggio ci offrono e soprattutto facendo leva sulla nostra esperienza e preparazione, progettare e realizzare infrastrutture cablate con un livello di prestazioni decisamente alto sotto tutti i profili ma allo stesso tempo consentire un significativo contenimento dell’esborso iniziale e, naturalmente, un eccezionale rendimento in termini di ritorno sull’investimento e valore dell’impianto nel tempo.

2017-04-26T13:44:25+00:00