Abbiamo la necessità di aggiungere delle applicazioni in una rete esistente e vogliamo essere sicuri che una volta installate funzioneranno senza problemi di banda dovuti al cablaggio e agli switch. La rete del cliente dove stiamo facendo il progetto è cablata con UTP in Categoria 5e e utilizza quasi dappertutto degli switch 10/100/1000. So che la banda nelle reti LAN non viene mai utilizzata oltre il 30%, perciò dovrei avere spazio a sufficienza per le nuove applicazioni, anche se sono impegnative. È corretto ?

Abbiamo la necessità di aggiungere delle applicazioni in una rete esistente e vogliamo essere sicuri che una volta installate funzioneranno senza problemi di banda dovuti al cablaggio e agli switch. La rete del cliente dove stiamo facendo il progetto è cablata con UTP in Categoria 5e e utilizza quasi dappertutto degli switch 10/100/1000. So che la banda nelle reti LAN non viene mai utilizzata oltre il 30%, perciò dovrei avere spazio a sufficienza per le nuove applicazioni, anche se sono impegnative. È corretto ?

Domande di questo tipo sono ricorrenti e dimostrano come spesso circolino voci incontrollate e leggende che si tramandano senza verificarne la fondatezza o per lo meno l’applicabilità nello specifico contesto a cui ci si rivolge. Cercherò quindi di fare un po’ di chiarezza, in questo breve spazio, ripromettendomi di riprendere l’argomento in modo più esaustivo in una prossima occasione. Prendiamo in esame un punto per volta, e procediamo con ordine. In primo luogo apprezzo la sua impostazione di fondo: indipendentemente dal tipo di implementazione che si appresta a progettare e realizzare per il suo cliente, ma a maggior ragione quando si tratta – come traspare nel suo caso – di sistemi e applicazioni particolarmente impegnativi (multimedia, streaming, video-sorveglianza, … ) sotto il profilo del volume e della criticità dei flussi di dati che vengono generati, è fondamentale effettuare prima di ogni altra attività, una verifica di compatibilità delle infrastrutture esistenti con i requisiti funzionali della nuova applicazione. Individuati quindi i parametri chiave per un corretto funzionamento del nuovo sotto-sistema – a seconda del tipo di applicazione potranno essere larghezza di banda richiesta (o meglio: dimensioni del flusso dati in Mbit/secondo), risorse di memorizzazione (storage) che è necessario riservare, livello di priorità richiesto (quality of service), soglie massime di latenza e di jitter – è indispensabile confrontarli con quelli forniti ( e garantiti !) dalla rete esistente. La maggior parte di questi requisiti-chiave dipendono sia dall’architetture e dalle caratteristiche degli apparati di networking che da quelle del sistema di cablaggio. Per quanto riguarda gli apparati, il semplice fatto di vederli operare a 100Mbps (in modalità Fast Ethernet) o a 1000Mbps (Gigabit Ethernet) non ci dà alcuna garanzia sulla effettiva velocità operativa dei nostri flussi dati: si tratta soltanto di un’informazione sul tipo di protocollo Ethernet con cui il dispositivo opera su ciascuna delle sue porte. Il tasso di effettivo utilizzo (“il 30% della banda …”) di tali risorse da parte dei flussi degli utenti dipende esclusivamente dal tipo di applicazione e di profilo d’uso (più o meno intensivo) che ciascun utilizzatore fa della rete: avremo assorbimenti di risorse, in termini di Mbps in rice/trasmissione ben diversi da parte di un impiegato amministrativo che lavora in MS Word, rispetto ad un progettista CAD che sta effettuando un rendering 3D ad alta definizione, piuttosto che un operatore del sistema di videosorveglianza !

Fondamentale sotto questo profilo è anche il tipo di architettura degli switch di rete, che a seconda del traffico aggregato che devono smistare dovranno eventualmente operare in modalità non bloccante, così come il modo in cui sono collegati sul lato dorsale: non sono purtroppo infrequenti casi in cui 3 – 4 switch da 24 porte 10/100/1000 sono collegati in uplink con un solo collegamento da 1 Gigabit verso il centro-stella. È evidente che in questo caso il collo di bottiglia verso la dorsale è drammatico e qualunque stima sulle prestazioni del sistema deve partire dal presupposto che esiste un solo canale da 1 Gigabit condiviso fra 72 – 96 utenti.

Un altro aspetto decisivo, ma spesso sottovalutato o del tutto trascurato, è legato alle prestazioni del cablaggio. Nel suo caso l’infrastruttura, mi dice, è realizzata in Categoria 5e: non l’eccellenza, secondo i criteri e la tecnologia disponibile oggi, ma certamente in grado di supportare adeguatamente il Gigabit Ethernet. A patto che cavi, pannelli, connettori e bretelle siano di buona qualità e siano stati installati almeno correttamente, se non a regola d’arte. Come facciamo a saperlo: leggendo i risultati della certificazione dell’impianto, a condizione che siano disponibili e che i test siano stati condotti correttamente, in conformità con gli standard tecnici. Per averne certezza, è bene, anche in presenza di documentazione completa, effettuare un piccolo numero di ri-certificazioni a campione, per poi confrontare i risultati non soltanto con gli obiettivi di qualità ma anche con la documentazione esistente, per verificarne l’attendibilità. Non è affatto infrequente che, proprio a causa di lacune qualitative sul cablaggio, dovuta a componenti o più spesso a difetti di installazione, le prestazioni effettive portino a un insufficiente supporto delle applicazioni: così il nostro Gigabit Ethernet, per esempio, ‘sta su’ come applicazione ma a causa di un elevato tasso di ritrasmissione dei pacchetti (originato da un BER – Bit Error Rate eccessivo) trasporta i dati in realtà non a 1000 Mbit al secondo ma soltanto a 500, 200, anche meno di 100Mbps in alcuni casi.

Attenzione quindi a distinguere fra parametri teorici e valori reali, a conoscere gli elementi importanti per la determinazione delle prestazioni e ad assicurarvi a priori che ci siano i presupposti operativi per i sistemi che dovete implementare.

2017-03-22T21:15:35+00:00